Venerdì, 23 Agosto 2019

Focus Brexit

di Bruno Pisano - Presidente Assocad

Sono trascorsi quasi tre anni dal 23 giugno 2016, il giorno in cui, l’esito del referendum popolare, smentendo le previsioni di molti analisti, ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea minando le certezze di gran parte dell’opinione pubblica.
Mai, sino a quel momento, uno Stato membro si era avvalso della facoltà prevista dall’art. 50 del Trattato sull’Unione Europea che prevede la possibilità di ritiro conformemente alle sue norme costituzionali. Il fatto che tale decisione fosse stata presa dal Regno Unito, che oltre ad essere un elemento imprescindibile nell’idea di Europa unita, rappresentata uno dei paesi con le più antiche relazioni commerciali ed i più intensi scambi culturali con il resto del mondo ed in particolare con l’Italia, ha generato dubbi e stupore, successivamente cresciuti quando è diventato chiaro a tutti che il periodo previsto dal Trattato per definire le modalità di uscita dall’Unione sarebbe trascorso invano.

Le cronache degli ultimi mesi hanno illustrato le contrapposizioni politiche interne che non hanno permesso di ratificare l’accordo di uscita dalla UE del Regno Unito, mettendo ripetutamente in minoranza la premier Theresa May e rendendo sempre più concreta la possibilità, considerata incredibile sino a pochi anni fa, di una Hard Brexit ossia l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito senza nessun accordo, con il conseguente inquadramento del Regno Unito fra i Paesi extracomunitari le cui merci devono essere assoggettate a dazi e divieti economici in fase di importazione ed i cui cittadini devono essere assoggettati a controlli ed adempimenti previsti per i Soggetti extracomunitari provenienti da Paesi con i quali la UE non ha sottoscritto accordi bilaterali.

La concessione di una proroga, da parte dei Paesi membri della UE, sino al prossimo 31 ottobre, ha permesso il rinvio di una scadenza che avrebbe sicuramente creato gravi difficoltà e conseguenze sulla circolazione di merci e persone. Un rinvio che, allo stato attuale, lascia aperti tutti gli scenari, incluso quindi quello della Hard Brexit per il quale il sistema doganale e logistico di tutta Europa sta cercando di organizzarsi tentando di analizzare scenari e impatti operativi.

Analizzando i dati nazionali emerge che il traffico aereo dei passeggeri in arrivo in Italia dal Regno Unito è imponente, negli ultimi anni sono stati in media oltre 12 milioni i passeggeri provenienti dal Regno Unito transitati negli aeroporti italiani a fronte di un totale di circa 25 milioni di viaggiatori extracomunitari. In caso di Hard Brexit saremmo, quindi, di fronte ad un incremento superiore al 45% che rischia di mettere a dura prova le procedure di controllo nazionali. Fatta eccezione per gli scali di Malpensa e Fiumicino, che registrerebbero un aumento ipotetico di circa il 20% dei passeggeri extracomunitari, gli altri scali nazionali dovrebbero gestire incrementi compresi tra il 50% ed il 200%.

Importanti anche gli impatti relativi al traffico delle merci, il Regno Unito rappresenta per l’export Italiano il quinto Paese di destinazione al mondo, per un valore annuo che nel 2018 è stato superiore ai 25 miliardi di euro, ed il decimo per quanto riguarda le importazioni con un valore di circa 14,5 milioni di euro.
Le transazioni commerciali, che, in caso di Hard Brexit, dovrebbero diventare altrettante operazioni doganali, comporteranno l’incremento del 15% in export e del 20% circa in import del numero di dichiarazioni presentate agli Uffici doganali nazionali. Il dato evidenzia un chiaro rischio di tenuta degli attuali sistemi di controllo che, come noto, in Italia coinvolgono non solo l’Agenzia delle dogane, che vanta un sistema informatico di analisi dei rischi estremamente avanzato e da tempo sta lavorando per minimizzare gli eventuali impatti, ma anche gli Enti che effettuano controlli ai confini di diversa natura con particolare riferimento alle Autorità sanitarie già oggi in difficoltà nei punti in cui maggiore è il flusso delle merci.

Le problematiche legate ad una possibile uscita senza accordo del Regno Unito dalla UE non sono, per l’Italia, limitate all’incremento esponenziale dei flussi ma sono più ampie e diffuse per una serie di fattori, primo fra tutti il fatto che circa il 42% delle Aziende nazionali che gestiscono rapporti commerciali con il Regno Unito non hanno conoscenze legate alle normative ed agli adempimenti di importazione ed esportazione. Secondo i dati forniti dall’Agenzia delle dogane oltre 28500 Operatori economici che spediscono o ricevono merci dal Regno Unito sono privi del codice EORI ossia l’identificativo che permette di effettuare gli adempimenti doganali da e per l’estero.

La mancanza di conoscenze legate alle normative doganali rischia di creare grandi difficoltà nella gestione di numerosi traffici che, per loro natura, richiedono operazioni particolari, basti pensare a tutta la componentistica che viene trasferita dall’Italia al Regno Unito e successivamente viene reimportata nel nostro Paese dopo aver subito lavorazioni o montaggi. Queste spedizioni, che sino ad oggi hanno potuto circolare senza vincoli, in futuro dovrebbero obbligatoriamente essere gestite con procedure di temporanea esportazione o importazione, rese estremamente lunghe e complicate dalla recente introduzione a livello comunitario del sistema delle “customs decisions” a seguito delle quali per ottenere una autorizzazione di questo tipo occorrono in alcuni casi anche 60 o 90 giorni.

Altri aspetti impattanti deriveranno dal cambio di origine doganale delle merci esportate, all’interno dei quali sono presenti componenti importate dal Regno Unito, che potrebbero modificare il prodotto da comunitario a extracomunitario anche se esportato da un’Azienda italiana con una serie di conseguenze e penalizzazioni fiscali e commerciali. Per non parlare della riorganizzazione dei flussi logistici che dovranno tenere conto dei colli di bottiglia che inevitabilmente si creeranno nel punto che è stato ridefinito “il confine della Brexit” tra Calais e Dover.

In sintesi una uscita del Regno Unito senza un accordo preferenziale con la UE, finalizzato a tutelare la circolazione di merci e persone, avrà grossi impatti sui sistemi logistici e doganali di tutta Europa. E’ impossibile ad oggi ipotizzare cosa succederà dopo il 31 ottobre e per questo motivo tutto il mondo delle spedizioni e dei trasporti del nostro Paese, sia per quanto riguarda la parte pubblica che quella privata, sta lavorando, analizzando dati e scenari, per affrontare la soluzione peggiore e più impattante rappresentata dalla Hard Brexit.

A questo proposito CONFETRA in accordo con l’Agenzia delle dogane ha aperto una linea telefonica ed una casella email attive H24 per dare supporto e informazioni in materia di Brexit, contemporaneamente si stanno intensificando gli interventi di consulenza che gli Spedizionieri doganali, i Centri di assistenza doganale e i Professionisti della logistica e dei trasporti stanno effettuando a favore delle Imprese che hanno necessità di modificare ed adeguare le loro procedure di spedizione in attesa di capire come evolveranno trattative e scenari entro il prossimo 31 ottobre, data che, qualunque sia l’esito delle trattative, rappresenterà la fine di un’epoca.

Bruno Pisano
Presidente Assocad