Sabato, 19 Ottobre 2019

BELT & ROAD INITIATIVE

POSITION PAPER DI CONFETRA SULLA BELT & ROAD INITIATIVE

SERVE UN APPROCCIO EQUILIBRATO: TANTE OPPORTUNITA’, MA ANCHE RISCHI. SENZA UN’EUROPA FORTE IN CAMPO NON C’E’ PARTITA.
NECESSARIO IL CONSOLIDAMENTO E L’AUTONOMIA DELLE IMPRESE LOGISTICHE NAZIONALI

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Roma, 11 dicembre 2018 – Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica) ha presentato oggi il Position Paper ‘Belt and Road Initiative’ (BRI), messo a punto con il supporto delle analisi e dei dati elaborati da SRM.

Innanzitutto alcuni grandi numeri della BRI: 1400 B$ di investimenti complessivi, 80 Paesi potenzialmente coinvolti: il più grande progetto multinazionale (anche) infrastrutturale e logistico della storia.

“Il lavoro di analisi svolto dal nostro Osservatorio – commenta Nereo Marcucci, Presidente di Confetra – evidenzia come la Belt and Road Initiative sia una grande opportunità potenziale non priva, tuttavia, di rischi da conoscere e gestire. La portata di tale sfida chiama in causa l’Europa, intesa non solo quale grande mercato unico, ma come “casa comune” di visione, strategie globali”, regole.

Per quanto riguarda priorità e possibili sviluppi, il documento di Confetra concentra l’attenzione su due ambiti principali: quello infrastrutturale e quello che si richiama alle “condotte” industriali degli operatori della logistica.

In campo strettamente infrastrutturale, il Position Paper ribadisce le priorità delle Reti TEN-T e del loro completamento in tempi certi, senza che le stesse vengano ri-programmate, se non peggio sbilanciate, verso completamenti parziali. Soprattutto da evitare la realizzazione di nuova offerta laddove non necessario o concordato.

Senza tali presupposti verrebbe infatti meno il “contratto” tra Stati e Operatori di mercato: cioè la base di programmazione e condivisione che rende sostenibili gli investimenti privati in atto o già pianificati.

L’attenzione, oltre al tema infrastrutturale, dovrebbe poi rivolgersi alla “condotta industriale” dei nuovi (e vecchi) investitori, attivi anche attraverso processi tradizionali di M&A, laddove siano indirizzati in settori, come quello logistico, che facilmente potrebbero essere turbati da posizioni dominanti ed oligopoliste non sempre coerenti con un mercato sostanzialmente plurale e realmente aperto.

“L’economia italiana – commenta a sua volta il Vice Presidente di Confetra Marco Conforti, Coordinatore dell’Osservatorio – è fortemente coinvolta nel sistema delle catene globali del valore e pertanto molto esposta alla concorrenza internazionale.  Le nostre imprese non devono guardare soltanto al pur vastissimo mercato cinese, ma cercare ulteriori convenienze anche nelle relazioni con altri Paesi toccati dalla Belt and Road Initiative, a partire da quelli Mediterranei della Sponda Sud. Tutto questo senza dimenticare che il solo modo per cogliere appieno le opportunità dalla BRI deriva dal saper creare valore relazionale tra le imprese e il sistema infrastrutturale, facendo leva sull’internazionalizzazione, sullo sviluppo dell’intermodalità, sulle nuove tecnologie, sui rapporti con il mondo accademico e della ricerca. Ciò vale in Italia come nei rapporti tra Italia e Unione Europea”.

Ma occorre che l’Europa decida di “giocare” la sfida della BRI non solo come espressione geografica ma come attore politico ed economico globale. Che significa continuare a porre a Pechino la centralità di alcuni temi: reciprocità nei diritti economici, rispetto del quadro normativo Comunitario in termini di sostenibilità ambientale degli investimenti, trasparenza, tutela delle regole del lavoro, bilateralismo nelle scelte.

Infine, Confetra pone all’attenzione alcuni punti di approfondimento ed interesse per l’industria logistica europea.

Innanzitutto la necessità che gli investimenti esteri, primariamente cinesi, siano caratterizzati da principi di proporzionalità e omogeneità all’interno dell’Europa.

Di qui la necessità di una progressiva armonizzazione delle normative di regolazione e di valutazione sugli impatti degli investimenti extracomunitari all’interno degli Stati Membri: è tema che riguarda aspetti assai delicati di sicurezza nazionale circa gli asset strategici e di garanzie circa un utilizzo non discriminatorio delle “infrastrutture critiche”.

Anche l’Italia dovrebbe impegnarsi a rivedere e a migliorare alcuni punti dell’assetto normativo e amministrativo che regola il proprio settore logistico, definendo contemporaneamente la propria visione organica delle priorità condivise.

Si pensi per esempio alla strategicità della difesa della c.d. “Rotta Sud” che non ha solo nell’evidenza geografica la sua convenienza, ma deve essere confermata e difesa come priorità geoeconomica del nostro Paese.

Tutto ciò è necessario, per il nostro Paese, sia per essere considerato a pieno diritto un partner europeo affidabile, incisivo, attraente per gli investimenti, sia per poter costruire una interlocuzione unitaria meno sbilanciata nei confronti della Cina.

Ovviamente l’Osservatorio ha inquadrato il fenomeno BRI e le sue declinazioni infrastrutturali e logistiche, dentro un più vasto scenario che caratterizza il crescente protagonismo globale cinese anche in ambito finanziario, scientifico, energetico, geopolitico, tecnologico, manifatturiero.

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