Martedì, 18 Giugno 2019

AUDIZIONE CONFETRA IN COMMISSIONE LAVORO DEL SENATO SU REDDITO DI CITTADINANZA E PENSIONI

AUDIZIONE CONFETRA SU D.D.L. 1018 DI CONVERSIONE DEL D.L. 4/2019 RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI SU REDDITO DI CITTADINANZA E PENSIONI – Commissione Lavoro Senato 4 febbraio 2019

La Confetra guarda con grande interesse alle due misure simbolo appena varate dal Governo su reddito di cittadinanza e quota 100 ed auspica che le stesse siano in grado di produrre la scossa necessaria a rilanciare l’economia del Paese e a rimettere in moto i consumi.

Reddito di cittadinanza – Come giustamente affermato dal Governatore della Banca d’Italia Visco non si può non essere favorevoli all’introduzione di una misura strutturale di contrasto alla povertà assoluta che è già presente in varie forme in quasi tutti i paesi europei ad eccezione di Italia e Grecia. Del resto il contrasto alla povertà e alla esclusione sociale è uno degli obiettivi principali della Strategia Europa 2020 che si propone di ridurre il numero di persone in tale condizione di almeno 20 milioni di unità nel decennio in corso.
Correttamente il Governo ritiene che il reddito di cittadinanza non debba costituire una misura di natura esclusivamente assistenziale ma debba rappresentare anche un strumento di politica attiva del lavoro. Proprio su questo aspetto si ritiene si giochi la scommessa del successo o meno del nuovo istituto che presuppone pertanto grande rigore nell’organizzazione dell’intera filiera volta a favorire il reinserimento lavorativo di chi percepisce il reddito di cittadinanza: dai Centri per l’impiego alla formazione, dall’orientamento all’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Molto dipenderà in particolare dalla capacità operativa dei Centri per l’impiego il cui personale dovrà essere in grado, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente per competenze, professionalità e mezzi a disposizione, di svolgere i nuovi compiti secondo una logica produttiva e non meramente burocratica. Purtroppo la situazione attuale dei Centri non è incoraggiante: secondo l’Istat infatti in Italia solo il 2,5% dei giovani tra i 25 e i 34 anni trova lavoro attraverso i Centri per l’impiego mentre, per quanto concerne i canali di ricerca del lavoro, l’intermediazione più diffusa continua ad essere quella “informale” (ossia tramite passaparola di parenti, amici e conoscenti) utilizzata dall’87,5% dei disoccupati, seguita a strettissima distanza dal canale “formale non istituzionale” (ossia tramite consultazione di annunci sulla stampa e su internet e invio di curriculum) con l’85,3%, mentre solamente all’ultimo posto figura il canale “formale istituzionale” (ossia tramite Centri per l’impiego, agenzie di somministrazione e concorsi pubblici) con il 38%.
L’efficientemento del sistema potrebbe essere favorito da una maggiore organicità di rapporti di collaborazione tra operatori pubblici e privati che preveda l’affiancamento delle agenzie di somministrazione ai Centri per l’impiego nell’attività di orientamento delle persone a trovare sbocchi occupazionali. Quelle agenzie infatti, che già oggi per legge sono parte integrante della Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, posseggono le competenze necessarie per fare al meglio da ponte tra chi è in cerca di occupazione e mercato del lavoro.
Da ultimo non si può non sottolineare come, anche realizzando il miglior modello possibile, non ci potrà essere creazione di nuovi posti di lavoro senza crescita economica e una politica capace di rendere il Paese più attrattivo per gli investimenti attraverso la riduzione della pressione fiscale su impresa e lavoro e una robusta sburocratizzazione.

Pensioni – Poche osservazioni sulle disposizioni del decreto legge in materia di pensioni. In particolare riguardo a quota 100 ad avviso della scrivente sarebbe opportuno, al fine di favorire il ricorso alla misura e renderla più incisiva, apportare due correzioni. La prima consiste nella rimozione del divieto di cumulo con redditi di lavoro dipendente o autonomo. La seconda consiste nell’elevazione della soglia di età per usufruire del riscatto laurea agevolato che dovrebbe interessare non già soggetti giovani (under 45 anni come previsto attualmente) bensì soggetti anagraficamente vicini (ad esempio over 55) alla maturazione dei requisiti per quota 100.
Ovviamente anche in questo caso vale quanto già detto per il reddito di cittadinanza: senza misure di politica attiva del lavoro difficilmente gli spazi lasciati vuoti da chi andrà in pensione potranno essere occupati dall’ingresso di giovani nel mondo del lavoro. Infine il finanziamento di quota 100 non può in alcun modo coinvolgere i Fondi di formazione interprofessionale che finanziano la formazione continua con reciproca soddisfazione di aziende e lavoratori.