Martedì, 18 Giugno 2019

GRANDI OPERE, IN ITALIA STALLO PREOCCUPANTE

«Grandi opere, in Italia stallo preoccupante» / INTERVISTA

Milano – L’allarme di Marcucci, presidente Confetra: «Al Paese manca ancora una seria cultura della logistica».

Milano – Nereo Marcucci, presidente di Confetra, definisce «preoccupante» l’atteggiamento del governo italiano nei confronti delle grandi opere. E si dice «molto preoccupato» per l’economia nazionale a causa del rallentamento in atto nello sviluppo di nuove infrastrutture». «Purtroppo – spiega – dobbiamo constatare da parte dell’esecutivo un atteggiamento ostile nei confronti delle grandi opere. Atteggiamento che penalizza l’intero sistema logistico italiano e rallenta la circolazione delle merci», chiude il numero uno di Confetra, realtà che rappresenta istituzionalmente, con oltre 60 mila imprese e mezzo milione di addetti, l’intera filiera logistica in tutti i suoi segmenti.

Per quale motivo lo sviluppo della logistica, in Italia, è ancora indietro rispetto a molti altri Paesi europei?

«Credo che si tratti prima di tutto di una questione culturale che potrà cambiare solamente se da qui ai prossimi anni verrà fatta una adeguata campagna di sensibilizzazione su quanto sia importante, per qualunque Paese, avere una logistica efficiente. Sia per il bene degli imprenditori, dei lavoratori e di ogni singolo cittadino».

Quali sono, da questo punto di vista, le priorità?

«Completare le opere già avviate e aprire tutti quei cantieri necessari alla realizzazione delle infrastrutture prioritarie. Naturalmente – precisa Marcucci – ci sono opere che hanno un’importanza maggiore di altre e sappiamo bene che il deficit infrastrutturale italiano non può essere risolto in pochi anni. Proprio per questo motivo, credo che sia necessario intervenire sulle infrastrutture ormai attese da tempo. Qualche esempio? Potrei farne molti, ne faccio uno: il Terzo valico».

Le proposte di Confetra per migliorare la situazione?

«Le nostre proposte sulla crescita passano innanzitutto dalle semplificazioni che ci consentano di ridurre il gap competitivo con i competitor stranieri. Abbiamo, nelle scorse settimane, evidenziato ancora una volta le criticità come, ad esempio, le limitazioni ancora in atto sullo Sportello unico doganale. Ma ci sono anche problemi su credito di imposta per investimenti al Sud e nelle Zes dove il settore della logistica ancora è escluso».

Quanto pesa, sugli investimenti, il clima di incertezza che riguarda lo sviluppo delle grandi opere?

«Non è ancora chiaro se l’Italia continuerà o meno ad implementare la politica di realizzazione dei Corridoi Ten-T, a partire dalla Torino-Lione e dalla Napoli-Bari. Questo clima di confusa incertezza – che include anche la gestione del delicato dossier Bri – non aiuta le nostre imprese a pianificare investimenti e politiche industriali di sviluppo. Confetra ha partecipato ai tavoli preparatori degli Stati Generali svoltisi nelle scorse settimane a Milano, Genova e Torino. Lo ha fatto attraverso le proprie federazioni nazionali associate e le principali realtà territoriali aderenti al sistema confederale. Abbiamo ribadito – in vari momenti ed insieme alle nostre Alsea, Assologistica, Fedespedi, Fercargo, Anama, Spediporto, Apsaci, Assofer – le nostre priorità generali nazionali e regione per regione».

Il ruolo delle Autorità di sistema portuali?

«La posizione della Confederazione è quella che vede la governance del sistema portuale solidamente incardinato nell’ambito della pubblica amministrazione centrale dello Stato. Ma occorre anche rilanciare il coordinamento nazionale in capo al ministero dell’intero settore della portualità, ridando incisività ed efficacia alla Conferenza Nazionale delle Autorità di sistema portuale, affinchè si continui a procedere nella strategia di razionalizzazione centrale degli investimenti e delle azioni di semplificazione normativa e regolamentare che rappresentano, ad oggi, forse l’elemento di maggior gap competitivo per la portualità nazionale».

 

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